{"id":12181,"date":"2024-06-17T15:08:42","date_gmt":"2024-06-17T13:08:42","guid":{"rendered":"https:\/\/displeu.dev.osalliance.com\/article\/demo-europa-dopo-la-morte-della-pace-dei-sensi\/"},"modified":"2024-06-21T09:20:15","modified_gmt":"2024-06-21T07:20:15","slug":"demo-europa-dopo-la-morte-della-pace-dei-sensi","status":"publish","type":"article","link":"https:\/\/displeu.dev.osalliance.com\/it\/article\/demo-europa-dopo-la-morte-della-pace-dei-sensi\/","title":{"rendered":"Demo Europa dopo la morte della pace dei sensi"},"content":{"rendered":"\n<p>Le dimissioni in seguito alla guerra in Ucraina non mettono in discussione solo i governi analtici, ma anche le loro ripercussioni sulla narrativa europea. \u00c8 giunto il momento di superare gli ortodossi politici. Parte della Reihe &#8220;Lektionen des Krieges: Die Wiedergeburt Europas revisited&#8221;.<\/p>\n\n<p>Il Secondo Congresso Internazionale degli Scrittori in Difesa della Cultura, tenutosi nel 1937 a Valencia, capitale della Repubblica spagnola dopo l&#8217;attacco di Franco a Madrid, <a href=\"https:\/\/www.uv.es\/cultura\/e\/exppesetsegoncongresplumapistola07ing.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">divenne noto<\/a> come uno spettacolare atto culturale di opposizione al fascismo. Al Congresso parteciparono pi\u00f9 di cento scrittori provenienti da tutto il mondo. Il loro impegno per quello che chiamavano umanesimo rivoluzionario, una lotta per la dignit\u00e0 umana e la libert\u00e0 dei popoli, merita di essere ricordato nel momento storicamente simile in cui ci troviamo oggi. Ci\u00f2 potrebbe aiutarci a comprendere meglio la situazione internazionale che l&#8217;invasione fascista della Russia e la guerra di sterminio neocoloniale contro l&#8217;Ucraina rappresentano.<\/p>\n\n<p>Il problema politico principale per i delegati di Valencia era la politica di non intervento delle democrazie occidentali, che hanno condannato con forza pi\u00f9 e pi\u00f9 volte. Al contrario, i progressisti culturali e politici di oggi si sono ritirati nelle loro torri d&#8217;avorio della non escalation e del non intervento, o vivono in un poetico sogno a occhi aperti di un pacifismo astrattamente immaginato, che non \u00e8 altro che un eufemismo per la capitolazione al fascismo.<\/p>\n\n<p>L&#8217;Europa \u00e8 attualmente alle prese con una sfida onnicomprensiva, che \u00e8 stata la realt\u00e0 vissuta dall&#8217;Ucraina nell&#8217;ultimo anno e mezzo: cosa fare per la devastazione in corso? Si tratta di una domanda multidimensionale &#8211; che si articola su livelli esistenziali, militari, politici, psicologici, sociali, ecologici, economici e su tutta una serie di altri livelli &#8211; che non si presta a nessun tipo di risposta catartica. Al contrario, contiene solo un dolore infinito, sotto tutti i punti di vista.<\/p>\n\n<p>La migliore espressione di questa sfida persistente potrebbe essere il famoso dipinto di Edvard Munch <em>L&#8217;urlo<\/em> &#8211; attualmente ci troviamo esattamente in un momento di ansia, incertezza e distorsione. L&#8217;opera <a href=\"https:\/\/smarthistory.org\/munch-the-scream\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ha avuto origine<\/a> in un attacco di panico subito dallo stesso Munch nel 1892, e il panico sarebbe in realt\u00e0 la reazione appropriata ai crimini di guerra della Russia, invece dei calcoli pseudo-razionali che vediamo oggi. La comunit\u00e0 internazionale sembra accettare gradualmente le atrocit\u00e0 come inevitabili, una risposta che prima sarebbe stata assolutamente impensabile. Il panico sarebbe forse anche una risposta politica pi\u00f9 efficace, in grado di innescare un&#8217;azione internazionale di cui si sente il bisogno.<\/p>\n\n<p>Quando si parla di guerra in Europa, si possono distinguere due approcci discorsivi e visivi nella sfera pubblica, che riflettono gli atteggiamenti socio-politici prevalenti nei confronti delle atrocit\u00e0 in corso. Il primo \u00e8 il war porn, una sorta di romanticizzazione delle rovine, che come ogni porno \u00e8 oscena. In questo caso, le macerie fungono semplicemente da scenario mediatico tipico, mantenendo alta l&#8217;economia dell&#8217;attenzione mentre quelle rovine vengono letteralmente prodotte dalla guerra in corso. Il secondo approccio \u00e8 la fantasia politica della ricostruzione postbellica. Psicologicamente si tratta di una strategia molto seducente, perch\u00e9 permette di omettere le dure realt\u00e0 della guerra stessa, proprio perch\u00e9 insopportabilmente dure, concentrandosi invece su ci\u00f2 che potrebbe venire dopo &#8211; il tutto mentre la guerra continua a infuriare senza alcuna fine in vista.<\/p>\n\n<p>L&#8217;Europa si trova ad affrontare una crisi i cui esiti definiranno il resto del XXI secolo. \u00c8 quindi il momento giusto per l&#8217;Europa per rivedere le proprie narrazioni di base, storie che gli europei hanno raccontato per decenni, ingannando se stessi e gli altri. Questo momento storico \u00e8 stato notoriamente <a href=\"https:\/\/www.foreignaffairs.com\/germany\/olaf-scholz-global-zeitenwende-how-avoid-new-cold-war\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">denominato<\/a> una <em>Zeitenwende<\/em> (svolta epocale), ma un termine pi\u00f9 preciso, ripreso dalla storia culturale europea, sarebbe quello che Aristotele <a href=\"https:\/\/www.cambridge.org\/core\/services\/aop-cambridge-core\/content\/view\/C4D154E5FF3D9DEDDFE76A2B078D6702\/S0009840X00079634a.pdf\/the-reverse-of-aristotle.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">chiamato<\/a> <em>peripeteia<\/em>, una peripezia &#8211; un drammatico rovesciamento di circostanze, un drastico cambiamento da uno stato di cose al suo contrario. La guerra della Russia contro l&#8217;Ucraina e l&#8217;Occidente \u00e8 in effetti caratterizzata da una logica edipica, e il compito dell&#8217;Europa in questi tempi di emergenza \u00e8 innanzitutto quello di disimparare a non vedere, per imparare a vedere &#8211; di sottoporre le narrazioni centrali della sua storia a una profonda revisione e a un cambiamento, poich\u00e9 sono decisive per il futuro dell&#8217;Europa.<\/p>\n\n<p>Il primo \u00e8 il discorso sul genocidio. Questo principio fondamentale dell&#8217;Europa post-nazista, la cui integrazione politica si basava sull&#8217;idea di una responsabilit\u00e0 comune per l&#8217;Olocausto, \u00e8 stato brutalmente messo in discussione dall&#8217;invasione su larga scala dell&#8217;Ucraina da parte della Russia. Oltre ai campi di filtraggio, alle deportazioni di massa, ai rapimenti e alle onnipresenti camere di tortura, circa 1600 siti culturali sono stati <a href=\"https:\/\/mkip.gov.ua\/news\/9556.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">danneggiati o distrutti<\/a> in Ucraina dall&#8217;esercito russo dal 24 febbraio 2022. La Russia sta deliberatamente prendendo di mira le infrastrutture culturali del Paese come parte dei suoi attacchi alle strutture civili.<\/p>\n\n<p>Secondo Rafal Lemkin, l&#8217;autore del termine &#8220;genocidio&#8221;, la distruzione del patrimonio culturale \u00e8 un metodo per realizzare il genocidio. <a href=\"https:\/\/www.dirkmoses.com\/uploads\/7\/3\/8\/2\/7382125\/moses_lemkin_culture.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Per lui<\/a>, il genocidio consiste essenzialmente in barbarie (attacco alle persone) e vandalismo (attacco alla cultura). La seconda componente, tuttavia, \u00e8 stata <a href=\"https:\/\/www.perlego.com\/book\/777007\/the-destruction-of-memory-architecture-at-war-second-expanded-edition-pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">omessa<\/a> nella Convenzione sul genocidio delle Nazioni Unite del 1948. Le ragioni erano chiaramente coloniali: diverse potenze occidentali temevano che le loro popolazioni indigene (e gli ex schiavi) potessero applicare la legge contro di loro. L&#8217;ONU ha invece adottato la Convenzione dell&#8217;Aia del 1954 che protegge il patrimonio culturale nei conflitti armati, un compromesso che ha spostato il problema in un&#8217;orbita completamente diversa. La vera questione non \u00e8 come proteggere la cultura in tempo di guerra (anche se questo \u00e8 ovviamente fondamentale), ma come fermare il genocidio. Non appena inizia una distruzione intenzionale su larga scala della cultura, la conclusione dovrebbe essere che abbiamo a che fare con un genocidio.<\/p>\n\n<p>Ma l&#8217;Europa preferisce ancora parlare di genocidio in termini di politica della storia, di cultura della memoria e di &#8220;fare i conti con il passato&#8221;, evitando spesso di applicare il termine al presente per paura della sua &#8220;relativizzazione&#8221;. Questo \u00e8 un tipico caso di ci\u00f2 che in tedesco si chiama <em>Schuldabwehr<\/em>, la deviazione del senso di colpa. Il trauma e il senso di colpa feticizzato per le atrocit\u00e0 del passato sono riemersi quando l&#8217;Europa si \u00e8 trovata di fronte alla barbarie russa in Ucraina.<\/p>\n\n<p>Il problema dell&#8217;Europa non \u00e8 ovviamente la &#8220;relativizzazione&#8221; del genocidio, ma la sua stessa riluttanza a riconoscere che in Ucraina \u00e8 in corso un genocidio &#8211; proprio perch\u00e9 il genocidio \u00e8 in corso in questo momento! Ecco perch\u00e9 l&#8217;Europa tende a sostenere che non si tratta di un genocidio &#8220;puro&#8221;, che il genocidio \u00e8 difficile da dimostrare, ecc. &#8211; nonostante il fatto che gli obiettivi genocidiari della Russia siano stati <a href=\"https:\/\/snyder.substack.com\/p\/russias-genocide-handbook?s=w\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"> apertamente dichiarati<\/a> e pubblicamente esposti dai suoi media di Stato e dai suoi funzionari, compreso lo stesso leader del Cremlino. Infatti, se l&#8217;Europa accetta la premessa di essere stata a lungo testimone di un genocidio in Ucraina, senza fare tutto il possibile e l&#8217;impossibile per fermarlo, significa che ha permesso che il genocidio avesse luogo e continuasse. Sullo stesso territorio di prima. Ancora una volta.<\/p>\n\n<p>La seconda narrazione europea da rivedere \u00e8 quella della decolonizzazione. Questa \u00e8 diventata l&#8217;ennesima parola d&#8217;ordine nel dibattito pubblico internazionale, ma il problema fondamentale \u00e8 che viene percepita e praticata in una forma apolitica e culturalizzata. La decolonizzazione \u00e8 vista semplicemente come un mezzo di rappresentazione, mentre un vero e proprio anticolonialismo \u00e8 prima di tutto un servizio alla giustizia. Senza di ci\u00f2, rimane una retorica vuota e alla moda. L&#8217;attacco della Russia all&#8217;Ucraina, che deriva da una mentalit\u00e0 coloniale profondamente radicata, non fa che rendere il caso pi\u00f9 urgente. La decolonizzazione non consiste solo nel commemorare o rappresentare le varie esperienze comunitarie indigene (per quanto importanti possano essere), ma nel far s\u00ec che i responsabili rispondano dei loro crimini coloniali.<\/p>\n\n<p>L&#8217;attuale etnografia delle questioni decoloniali, comune a numerosi progetti culturali in tutta Europa, spesso ripropone i tipici stereotipi e clich\u00e9 coloniali che si adattano comodamente alla fantasia neo-imperiale delle ex e attuali potenze coloniali, fingendo che il colonialismo sia gi\u00e0 un caso chiuso e che tutto ci\u00f2 che dobbiamo fare ora sia &#8220;celebrare la diversit\u00e0&#8221;. Ma la decolonizzazione non \u00e8 una sfilata <em>multikulti<\/em> di diverse cucine del mondo. Questo sarebbe, infatti, il peggior risultato della guerra sia per i popoli ucraini che per i tartari di Crimea: significherebbe che la giusta causa dei colonizzati \u00e8 stata completamente persa.<\/p>\n\n<p>In questo contesto, la confusione pi\u00f9 profonda \u00e8 che la decolonizzazione \u00e8 stata effettivamente esternalizzata dai responsabili alle loro vittime: il cosiddetto Sud globale o l&#8217;Est post-sovietico dell&#8217;Europa. Se gli occidentali o i russi fossero lasciati a loro stessi senza alcuna pressione da parte delle altre parti del mondo, non si preoccuperebbero affatto della decolonizzazione! Si tratta di una prospettiva profondamente perversa, in cui la decolonizzazione diventa una sorta di terapia o di esercizio psicologico per i colonizzati, ridotta a storie personali e radici familiari, mentre in realt\u00e0 dovrebbe essere il contrario, ossia una questione altamente politicizzata e di primo piano nell&#8217;agenda dei colonizzatori.<\/p>\n\n<p>Il colonialismo deve essere affrontato innanzitutto dalle potenze imperiali passate e presenti, non dai colonizzati. L&#8217;unica potenza coloniale che \u00e8 stata punita a livello internazionale per le sue atrocit\u00e0 \u00e8 stata la Germania nazista. Ma anche in quel caso, i crimini coloniali sono stati nascosti dietro il termine improprio di <em>Erinnerungskultur<\/em>, come se si trattasse solo di una questione di cultura del ricordo, piuttosto che delle ferite aperte che ancora definiscono la realt\u00e0 politica e bellica dell&#8217;Europa.<\/p>\n\n<p>Un terzo racconto fondativo europeo che richiede un ripristino politico \u00e8 quello dell&#8217;antifascismo. L&#8217;antifascismo \u00e8 stato cos\u00ec centrale nella storia moderna europea e globale che spesso \u00e8 stato trascurato e trasformato in un attributo di un particolare gruppo politico, una sottocultura che esegue i suoi soliti rituali il 1\u00b0 maggio. L&#8217;antifascismo dovrebbe invece essere considerato come una pietra miliare dell&#8217;Europa unita e del mondo libero di oggi. Senza le basi dell&#8217;antinazismo, le istituzioni e il quadro politico di oggi non sarebbero mai emersi! La vera democrazia \u00e8 possibile solo quando \u00e8 antifascista per natura politica, altrimenti non lo \u00e8.<\/p>\n\n<p>Le societ\u00e0 europee si sono talmente abituate alle varie destre, ai populisti, agli autocrati e agli autoritarismi che l&#8217;assalto totale della Russia all&#8217;Ucraina le ha colte di sorpresa. Improvvisamente sono state costrette ad affrontare una questione fondamentale, che dovrebbe essere storicamente riconoscibile: come dissuadere e porre fine a un regime statale fascista (questa volta con capacit\u00e0 nucleari)? C&#8217;\u00e8 stato un acceso <a href=\"https:\/\/www.project-syndicate.org\/commentary\/western-political-financial-elites-encourage-putin-russia-fascism-by-vasyl-cherepanyn-2022-06?barrier=accesspaylog\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">dibattito<\/a> sull&#8217;opportunit\u00e0 di definire l&#8217;attuale regime russo come fascista. Paradossalmente, <a href=\"https:\/\/www.politico.eu\/article\/the-return-of-the-f-word-and-the-laziness-of-labeling-russia-fascist\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">chi si rifiuta di farlo<\/a> si nasconde dietro un&#8217;eccessiva storicizzazione del fenomeno, non per mancanza di ragioni, ma perch\u00e9 ce ne sono <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2022\/05\/19\/opinion\/russia-fascism-ukraine-putin.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">troppe<\/a>.<\/p>\n\n<p>Ci\u00f2 che colpisce \u00e8 il modo in cui le autorit\u00e0 e i militari russi hanno deliberatamente e apertamente interpretato i nazisti nella loro guerra contro l&#8217;Ucraina. Promuovendo il ragionamento nazista sugli ucraini &#8220;inesistenti&#8221; come pretesto per le uccisioni di massa, utilizzando un brutto discorso di &#8220;denazificazione&#8221; per riproporre il caso storico e giustificare assurdamente l&#8217;invasione militare, stilizzando una guerra non provocata come una continuazione della Seconda Guerra Mondiale (&#8220;possiamo farlo di nuovo&#8221;) &#8211; tutte le intenzioni revansciste della Russia sono state in realt\u00e0 finalizzate a sovvertire l&#8217;ordine istituzionale e giuridico europeo, basato sugli esiti della sconfitta del nazismo, per far crollare l&#8217;UE e la NATO e riprendere il controllo sull&#8217;Europa dividendola di nuovo.<\/p>\n\n<p>La guerra della Russia contro l&#8217;Ucraina ha reso urgente la necessit\u00e0 di un antidoto politico: l&#8217;antifascismo deve essere reintrodotto a livello internazionale come base della politica statale e di quella non governativa. Non \u00e8 una caratteristica di una parte particolare dello spettro politico, ma costituisce la condizione stessa perch\u00e9 lo spettro politico possa esistere. Qui l&#8217;Europa ha una particolare responsabilit\u00e0 storica e politica, attraverso la quale pu\u00f2 raggiungere ci\u00f2 che Aristotele <a href=\"https:\/\/www.scribd.com\/document\/258802752\/Anagnorisis?language_settings_changed=English\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">chiamava<\/a> <em>anagnorisis<\/em> &#8211; un passaggio dall&#8217;ignoranza alla conoscenza, un riconoscimento non solo di una persona ma anche di ci\u00f2 che questa persona rappresenta.<\/p>\n\n<p>Oggi si pu\u00f2 solo sperare con cautela che questo riconoscimento dell&#8217;Europa e di ci\u00f2 che rappresenta possa aprire la strada dall&#8217;attuale tragedia della guerra a una catarsi politica tutta europea. Ma la speranza \u00e8 ci\u00f2 che resta in fondo al vaso di Pandora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le dimissioni in seguito alla guerra in Ucraina non mettono in discussione solo i governi analtici, ma anche le loro ripercussioni sulla narrativa europea. \u00c8 giunto il momento di superare gli ortodossi politici. Parte della Reihe &#8220;Lektionen des Krieges: Die Wiedergeburt Europas revisited&#8221;. 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